ELISA S. AMORE.

L'IMPRONTA DEL DESTINO.


2013 Casa Editrice Nord.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Londra, 1720. Un ragazzino che scappa tra la folla, una fanciulla in lacrime che grida
disperata. A Evan James basta un attimo per capire cosa sia successo e per lanciarsi all'inseguimento
del ladruncolo. Quando lui torna per restituirle la refurtiva  un antico medaglione d'inestimabile
valore , Lady Venetia rimane folgorata dalla bellezza di quel giovane, dai suoi modi gentili e dalla sua
nobilt d'animo. E perci lo invita al ricevimento che si terr quella sera nel palazzo del padre. Per
Evan, sarebbe un'occasione unica per entrare in contatto con la nobilt londinese e, un giorno, ottenere
perfino la mano di Lady Venetia, la cui dote salverebbe la sua famiglia dalla bancarotta. Eppure
qualcosa dentro di lui lo induce a rifiutare. Come se, in fondo al cuore, Evan sentisse gi di appartenere
a un'altra donna. A una donna che non ha ancora incontrato. A una donna che, quando sar giunto il
momento, segner per sempre il suo destino... Col suo stile diretto eppure ricco di sfaccettature, Elisa
S. Amore mescola sapientemente amore, mistero e azione, dando vita a un racconto appassionante e
intenso, romantico e audace.
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L'Autrice.
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Elisa S. Amore  nata nel 1984 e vive in un paesino nel cuore della Sicilia insieme al marito, al
figlio e a un carlino che dorme tutto il giorno e da cui non si separa mai. In famiglia si  guadagnata il
titolo di divoratrice di libri. Ama scrivere di notte, quando il resto del mondo dorme e lei sa che, l
fuori, le stelle le fanno compagnia. Le piace nuotare, passeggiare tra i boschi e sognare a occhi aperti.
Colleziona libri e film d'animazione, il tutto gelosamente custodito sottochiave. La carezza del
destino  il suo romanzo d'esordio.
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Londra, 1720.
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La sua mano scivolava lenta lungo il mio torace nudo mentre la guardavo, affascinato dalla 
curva morbida delle sue labbra. Deglutii, ma sentivo come se non fossi io, come se fossi prigioniero del
mio corpo, senza averne il pieno controllo. Un corpo che fremeva sotto il suo tocco. Una strana luce
attraversava gli occhi ambrati della donna che mi stava di fronte. Qualcosa di simile al desiderio, ma
pi oscuro. Potere, ecco cos'era. Bramosia. Sete di me, del mio corpo. Della mia mente. Potevo
percepirla.
Mi avvicinai, e feci scivolare le dita sul suo collo, scostandole una ciocca di capelli, rossi come
il sole al tramonto. Ogni parte di me rabbrivid a quel contatto.
Un barlume sfuggente di consapevolezza mi sfior la mente. Come ero arrivato a lei? Dove
avevo incontrato quella donna che ora si offriva tanto facilmente a me? Avrei potuto prenderla l, in
quell'istante e lei non si sarebbe opposta. Sembrava quasi che me lo chiedesse, con quello sguardo
seducente e... caldo. Non avevo risposte per quelle domande, ma mi importava davvero? In quel
momento, annebbiato dalla sua bellezza e dal potere che esercitava su di me, mi sembrava di no. Ma
qualcosa, dentro di me, si ribellava a quell'impulso.
Lei mi guard e persino quel flebile dubbio svan nel nulla. Era un incanto. Alba e tramonto
avevano ceduto a lei i propri colori, come dono per la sua bellezza.
Con una mano le accarezzai la schiena, poi la spalla, scendendo lentamente sul broccato del suo
ampio vestito verde, fino ai lacci del corpetto guarnito da merletti, sulla scollatura prominente Le
sfiorai il collo con il naso, e il suo profumo mi stord. Cos inebriante... Di nuovo, quell'impulso si
impadron di me. Mi sentivo annebbiato, totalmente in balia di quella donna, una strana angoscia mi
stringeva il petto.
Chi siete? mormorai sulla sua pelle, sfiorandole l'orecchio con il naso.
La sua risposta tard ad arrivare, ma quando parl, un brivido si propag nel mio corpo,
bruciando come una frustata. Chiunque vogliate che io sia, mio signore. E in qualche modo la sua
risposta parve convincermi, perch la mia mano si mosse di rimando, scoprendole la spalla. Un gemito
mi sfugg dalle labbra. Il mio respiro caldo sulla sua pelle la fece sorridere e io trovai quel suono
delizioso.
Poi lei mi guard negli occhi, ritornando seria, e avvicin le labbra al mio orecchio. Vuoi
farmi tua, non  cos? sussurr, suadente, abbandonando ogni formalit.
Milady,  irriverente chiederlo, da parte vostra, replicai sottovoce, piacevolmente stordito
dalla sua proposta.
Il tuo corpo ha gi risposto. Sento il tuo desiderio. Si abbass il vestito anche dall'altra
spalla, lentamente Abbandonati... a me Il corpetto ricadde a terra con un delicato tonfo.
Sentii il cuore accelerare freneticamente, fino a mancare un battito.
Lei dovette accorgersene perch mi sfior l'orecchio con le labbra e sussurr: Segui quel
desiderio... e io sar tua.
Il mio corpo mi pregava di sfiorarla, la mia mano si muoveva da sola, pur di assecondare il
desiderio di toccarla, di starle pi vicino, di averla. Cos'altro mi tratteneva allora? Da dove proveniva
l'istinto che opponeva resistenza? I miei occhi guizzarono sull'immagine che si muoveva nello
specchio in fondo alla stanza. La marsina scura mi aderiva al petto e sulla schiena. Il collo era alto,
mentre dietro si aprivano due falde a coda di rondine, che mi arrivavano fino alle ginocchia. Davanti
invece era pi corta e lasciava intravedere il panciotto sopra la camicia bianca e il fazzoletto dello
stesso colore annodato al collo in modo elaborato. Ma c'era qualcosa di sbagliato nel mio riflesso. I
capelli non erano castani, ma chiari, e l'accenno di barba sul mento non era il mio.. No, non ero io.
Era mio padre. La sua figura longilinea, i suoi occhi annebbiati dalla passione.
Indietreggiai d'istinto e la figura si mosse con me.
No! Mi ribellai a quell'immagine. Io non ero mio padre. Non ero come lui! Non volevo
esserlo... E in un attimo mi fu tutto pi chiaro.
Doveva essere stato lui a mandare quella donna.
Quella consapevolezza mi riport indietro e nel mio riflesso vidi quello che realmente ero: un
ragazzo giovane e forte. Forte abbastanza da resistere alle debolezze che avevano sconfitto mio padre.
Con una nuova determinazione negli occhi, allontanai la donna per le spalle e d'un tratto mi
parve di sentire un sibilo, nella stanza, simile a quello di un serpente. Lei mi fiss per un istante,
irritata, e sentii le tempie prendere fuoco sotto il suo sguardo. Mi piegai in due, stringendo le palpebre
per il dolore.
La voce della donna echeggi nella stanza: Ci rivedremo presto, mio signore. Molto presto.
Mi svegliai di soprassalto, madido di sudore. Mi toccai il torace nudo e sentii il cuore galoppare
nel petto, mentre quello strano sogno mi vibrava ancora nella testa, restio ad allontanarsi.
Ci rivedremo presto.
Chiss perch, pi che una promessa mi era sembrata una minaccia.
Mi passai una mano tra i ciuffi arruffati dal sonno. Odiavo mio padre. Aveva trasformato la mia
vita in un inferno, dove persino il pi dolce dei sogni si trasformava in un incubo. Voleva che fossi
come lui. Lo aveva sempre voluto, ma io lo disprezzavo. Non lo consideravo nemmeno pi un padre, o
forse non lo avevo mai visto come tale. Desideravo solo che mia madre smettesse di pensare a lui come
a un marito, perch non lo era, non lo era mai stato. Forse era quella la vera ragione per cui lo odiavo.
Pi che per il ricordo di lui che mi colpiva con la frusta dei cavalli, quando ero solo un bambino, pi
del fatto che mi aveva costretto a diventare un uomo e farmi carico di tutto, prima di quanto mi
spettasse. Pi di ogni altra cosa, non sopportavo vedere la rassegnazione sul volto di mia madre: le sue
lacrime, il suo dolore, i suoi singhiozzi soffocati dietro la porta delle sue stanze, quando pensava che
nessuno la sentisse. Un bellissimo angelo dalle ali spezzate. Ed era stato lui a strapparle via le piume, a
una a una, e continuava a farlo, ogni maledetta sera. E io non potevo ribellarmi. Non potevo
proteggerla come avrei voluto. Lei non voleva che io reagissi e io non potevo sopportare che soffrisse
anche a causa mia. Avevo distrutto molte porte sfogando i colpi destinati a lui e persino una finestra,
una volta. Avevo scagliato qualcosa contro il vetro, chesi era frantumato in mille pezzi.
Vinto dalla frustrazione, mi alzai dal letto rovesciando a terra le lenzuola e osservai la mia
immagine riflessa nel piccolo specchio tondo sopra la bacinella piena d'acqua fredda.
Le guance erano accaldate, i capelli mossi e spettinati sulla fronte, quasi l'incontro con quella
donna fosse avvenuto davvero. Non sopportavo quell'immagine di me, cos legai i capelli in un piccolo
codino dietro la nuca.
Mia madre doveva essere uscita, perch dalle altre stanze non proveniva alcun rumore. Non che
lei fosse chiassosa, la sua presenza si notava appena, ma Edina... lei s, che si faceva sentire. Se la casa
era silenziosa, voleva dire una cosa soltanto: dovevano essere uscite per andare in chiesa. Edina
accompagnava mia madre tutti i giorni. Andavano a piedi, a braccetto, anche se la chiesa distava un'ora
di cammino, perch mio padre - dopo aver dato fondo al capitale che mia madre aveva ereditato dalla
sua famiglia - si era indebitato al punto che avevamo perso prima la carrozza e poi anche i cavalli. Ai
tempi del corteggiamento, i miei nonni si erano opposti a quel matrimonio, minacciando di diseredarla,
perch lui apparteneva a una classe sociale differente dalla loro. Mia madre invece si era imposta, una
scelta che molto probabilmente avrei fatto anch'io. Eppure, nonostante il fallimento del loro
matrimonio, lei non si era mai pentita, perch aveva avuto me.
Io e mio padre lavoravamo insieme nella falegnameria messa su con i soldi di mio nonno, dopo
che l'incendio del 1666 aveva distrutto gran parte della citt. Bench passassimo molto tempo insieme,
io e lui non parlavamo mai, se non per litigare. Quando non usciva per andare chiss dove, mio padre
era distante e freddo, e il pi delle volte era ubriaco prima che facesse sera. Col tempo, mi ero
guadagnato la stima dei clienti e questo era bastato per tirare avanti.
Oltre a tutti gli averi della sua famiglia, mia madre aveva ereditato anche Edina, la nostra
governante. Edina era stata la sua balia, poi era diventata sua dama di compagnia ed era stata persino la
sua ruffiana, per favorire gli incontri clandestini tra lei e mio padre, quando lui ancora la corteggiava
per avere la sua mano. In teoria, non avremmo pi potuto permetterci una domestica, dopo che mio
padre aveva sperperato tutto il denaro di mio nonno, ma Edina aveva deciso di restare, accontentandosi
di un tetto e qualcosa da mangiare. Probabilmente perch mia madre e io eravamo la sua unica
famiglia.
Infilai le brache di lino cru allacciando il cinturino appena sotto il ginocchio, gli stivali marroni
da cavallo e la camicia bianca, sorridendo tra me, al pensiero delle urla di Edina, se mi avesse visto
uscire senza il panciotto e la marsina. Signorino William! Non avete indossato gli abiti della
Domenica!  sconveniente farsi vedere con indosso solo la camicia, lo sapete! Che indecenza! E non
andrete in giro con quei mascalzoni di quartiere, mi auguro! In nome di Dio, pensate alla vostra
reputazione, che ne sar del vostro buon nome?
Me lo ripeteva sempre, ma io mi limitavo a darle una pacca sul sedere e lei arrossiva e scappava
via indignata, tutte le volte.
La vostra reputazione. Solo perch la domenica non me ne andavo in giro vestito come un
damerino di corte non voleva dire che avrei contribuito a distruggerla. A quello ci aveva gi pensato
mio padre.
Quando non lavoravo, passavo il tempo insieme a Robert e Flynn, uno stalliere e un aiuto
cuoco.
Erano poveri, ma questo non faceva di loro dei briganti. Cos come un soprabito elegante non
stabiliva la nobilt del mio animo. Nobili lo si era nello spirito o non lo si era affatto. Osservai gli abiti
raffinati che mi aveva preparato  il soprabito di seta nera in tinta con il panciotto e il tricorno - e
provai un moto di repulsione, al ricordo dell'immagine di me che avevo visto nel mio sogno, in cui
vestivo i panni di mio padre.
In fondo, lei era la balia di mia madre, non la mia. Ci eravamo sempre scontrati perch lei
pretendeva di fare di me un damerino, ma non era mai riuscita a starmi dietro. Persino da bambino alla
fine era costretta a darmela vinta, poi per le schioccavo un bacio sulla guancia e la sua espressione si
addolciva.
Avevo diciassette anni, ormai, ero un uomo, dovevo pur avere il diritto di indossare ci che
volevo.
Afferrai la mia borsa di lino marrone e uscii all'aria fresca di settembre.
Le strade di Londra brulicavano di gente, di ogni classe sociale e rango. Giovani e anziane
signore dell'alta societ londinese passeggiavano fianco a fianco, strette in abiti sontuosi dalle tinte
colorate.
Un bambino saltellava stringendo la mano della madre, che invece lo rimproverava perch si
comportasse con pi moderazione. Vistose carrozze ricche di ornamenti e con le fiancate pitturate
sfrecciavano in ogni direzione, lasciandosi dietro il tramestio costante degli zoccoli, e a volte provavo a
immaginare chi si celasse dietro le spesse tende.
Il Tamigi osservava ogni cosa, nel suo scorrere lento sotto il London Bridge, l'unico ponte della
citt. Mi arrampicai su una delle arcate centrali e tirai fuori i fogli da disegno e il carboncino che avevo
nella borsa. Fissai per un momento lo schizzo del Monastero di St Mary Overie, che avevo realizzato
standomene seduto proprio l. Era una delle pi belle chiese gotiche di Londra, e dal ponte avevo
avutouna perfetta angolazione. Poi lo riposi e mi concentrai su ci che avevo in mente. La mano si
muoveva a scatti, mentre mi sforzavo di riportare in vita il volto della donna che mi era apparsa in
sogno. Il mio ricordo di lei si era allontanato, i suoi tratti erano divenuti evanescenti, ma i suoi occhi
affilati mi si erano impressi nella mente, e adesso mi fissavano dal foglio, seducenti.
Oh-ho! Guardate un po' chi ho trovato! Qualcuno mi sfil il foglio dalle mani. Mi girai verso
il mio amico Robert, che lo sventolava ridacchiando insieme a tutta la brigata. Cosa abbiamo qui? Una
ragazza! Una dolce fanciulla  riuscita a scalfire il suo gelido cuore, finalmente! Ecco perch te ne stavi
qui tutto da solo! Mi gett un braccio sulle spalle, mentre Tom, Charlie e Flynn fischiavano
compiaciuti, alla vista del disegno. Sorrisi.
Ma dov'eri? Ti abbiamo cercato dappertutto! Robert era un tipo in gamba, come tutti loro,
anche se a volte si infuriava facilmente. Suo fratello Flynn, invece, era meno impulsivo, ma pi
socievole.
Aveva occhi di ghiaccio e la capigliatura rossa, l'opposto di Robert, che invece aveva tratti pi
duri e i capelli biondi lunghi fino alle spalle. Entrambi si erano trasferiti in citt dalla Scozia.
Avete cercato nei posti sbagliati. Ero proprio qui, replicai, con un mezzo sorriso sulle labbra.
O forse eri con la damigella del disegno e vuoi tenercelo nascosto! Robert mi colp alla spalla
per farmi parlare. Sputa il rospo!
Se fosse davvero cos, non verrei di certo a raccontarvelo, gli assicurai, restituendogli il
pugno e dando inizio a una scherzosa rissa.
Ma come, con tutte le ragazze che vi girano intorno, signorino William, nessuna  riuscita a
fare breccia nel vostro cuore? mi prese in giro, facendo il verso alla domestica.
Vieni qui e vediamo chi di noi due  il signorino. Me lo caricai senza sforzo sulle spalle,
mentre lui scalciava, ridendo come un matto.
Okay, okay, cuore di pietra. Adesso fammi scendere. Lo rimisi gi, battendogli una mano
sulla spalla.
Fu allora che un urlo attir la nostra attenzione. Vagai con lo sguardo tra le gente, fin quando
non la vidi. Una giovane donna si sporgeva agitata dalla carrozza in corsa; i cavalli pestavano gli
zoccoli a terra, nervosi, mentre lei gridava rivolta a quello che doveva essere il suo rapinatore. Lo
cercai tra la folla e, quando individuai un ragazzo che correva a perdifiato, mi lanciai all'inseguimento
assieme a Robert.
Era veloce e in breve lo persi di vista. Doveva essersi intrufolato nella carrozza in movimento e
rubato i gioielli della donna. Succedeva sempre pi spesso, ormai.
Dov' andato? Robert mi si affianc ansimando, le mani posate sulle ginocchia. Non era stata
questa gran fatica, ma lui non era abituato all'esercizio fisico, come me.
Eravamo giunti a un bivio e non sapevamo verso quale direzione proseguire.
Dividiamoci. Tu vai da quella parte! gli ordinai, risoluto, e scattai nella direzione opposta.
Per un momento pensai che il ladro poteva essersi nascosto l intorno, tuttavia continuai a
cercarlo nella calca che si era riversata nelle strade e dopo un po' lo localizzai: si stava allontanando.
Senza pensarci troppo, saltai su un cavallo fermo sul ciglio della strada e con un colpo secco lo sganciai
dal carro che trainava, lanciandomi al galoppo. Raggiunsi in fretta il ragazzo, ma lui mi freg in
astuzia: scavalc un bastione e salt gi, riprendendo la corsa senza voltarsi indietro. Il cavallo si
impenn, mentre mi fermavo a guardarlo da sopra il ponte: si stava dirigendo verso la cattedrale di
Saint Paul.
Di sicuro lavorava per qualcuno e aveva intenzione di raggiungerlolo stava raggiungendo per
cercare la sua protezione. Diedi un colpo alle redini e sfidai il vento, mentre la gente urlava,
spostandosi al mio passaggio. Tagliando per i vicoli, saltai delle casse piene di frutta, cercando un
varco tra la gente accalcata, ma dovetti rovesciarne qualcuna perch sentii le grida del commerciante
che inveiva contro di me. Quando sbucai nella strada principale mi ritrovai davanti il ragazzo. Lui si
blocc, nel capire che ero l per lui.
Trasalii: doveva avere poco pi di tredici anni. Ma gli bast quella mia esitazione per tentare di
nuovo la fuga. Dove credeva di andare? Ero troppo vicino per lasciarmelo scappare. In una sola mossa,
mi lanciai su di lui e gli sfilai il bottino dalla sacca.
NO! Il suo grido parve disperato.
Mi dispiace, ragazzo, ma non appartiene a te, replicai, mentre risalivo in groppa al cavallo.
Che succede qui? Due robusti ragazzi si materializzarono dall'ombra e il ragazzino parve
terrorizzato alla vista delle loro brutte facce.
Lentamente, infilai il sacchettino di tela nella tasca delle brache. Non dovevano essersi accorti
che lo avevo preso, ma avevo la sensazione che fossero l proprio per quello.
Il pi grosso dei due afferr il ragazzino per il colletto e lo sollev a un palmo da terra.
Allora? Dov' il mio compenso?! Sei venuto a mani vuote?
Lasciami andare! Non ho preso niente, ma posso fare meglio! gli promise il ragazzino,
scalciando coi piedi.
Come sarebbe a dire che non hai preso niente? gli sbrait contro, infuriato, e lo scagli a terra
con forza, preparandosi a colpirlo.
Ehi! Lascialo andare, gli ordinai, gli occhi fissi e implacabili su di lui.
E tu che vuoi? Lo afferr ancora, quasi volesse provocarmi. Non ti riguarda. Il ragazzino
non  affar tuo. Scesi da cavallo e serrai i pugni lungo i fianchi.  affar mio, invece. Il brigante si
prepar a sferrargli un pugno e io mi gettai su di lui, bloccando il colpo. Ruzzolammo a terra e quando
sentii un coro di voci concitate affrettarsi nel vicolo mi sollevai di scatto, perch sapevo che stavano
arrivando i suoi rinforzi. Parai i suoi colpi e ne sferrai qualcuno allo stomaco e alla mandibola, che
parve spaccarsi per il rumore agghiacciante che ne scatur. Poi altri due ragazzi si lanciarono in sua
difesa. Ne colpii uno con una testata e un altro si lanci verso di me, ma lo schivai appena in tempo e lo
allontanai con un calcio sul sedere. Risi, mentre lui si schiantava contro dei sacchi di farina, ma gli altri
due mi bloccarono per le braccia. Lui si rialz, col sangue che gli colava dal naso, e mi sferr due
pugni nello stomaco.
Per un istante, mi sembr che tutto fosse nebbia, poi qualcuno afferr il mio aggressore per le
spalle. Scossi la testa per scacciare la confusione e riconobbi Robert, alle prese con il ragazzo che mi
aveva preso a pugni. Approfittai di quella distrazione per liberarmi dalla stretta degli altri due e li
mandai a sbattere l'uno contro l'altro. Le loro teste cozzarono producendo un rumore sordo. Il genere
di rumore che produce una cavit completamente vuota.
Pochi istanti dopo, due di loro scappavano via trafilati, mentre il terzo tentava a fatica di
rimettersi in piedi.
Battei un piede a terra e quello emise un gemito spaventato. Quindi si affrett a filarsela, mentre
io e Robert ce la ridevamo.
Bel lavoro, mi congratulai con il mio amico.
Anche tu non sei stato male, replic lui, ripulendosi i vestiti.
Ce ne hai messo di tempo per arrivare, per!
 gi tanto che sia riuscito a trovarti. Certo, la calca di gente qui attorno mi ha dato qualche
indizio... Mi guardai intorno. Con il fuoco della rissa nelle vene, non mi ero accorto della piccola
folla che si era radunata a osservarci.
Che avete da guardare?! sbott Robert Lo spettacolo  finito, no? Andatevene a casa! Ma
poi la sua espressione si addolc. Madamigelle. Fece un inchino alle tre ragazze che si erano bloccate
a fissarci. Voi potete rimanere, se lo desiderate. Loro ridacchiarono, coprendosi la bocca con la
mano, ma un nitrito ne copr il suono. Mi ero dimenticato del cavallo. Il ragazzino aveva preso le redini
per impedirgli di scappare - spaventato dalla rissa - e le aveva fissate a una parete. Mi avvicinai e lui
indietreggi, intimorito.
Non aver paura. Non ti far del male.
Non ho paura di te! Fece un passo avanti, ostentando il suo coraggio.
Ridacchiai. Ma certo, come potresti!? Gli scompigliai i capelli, come se lo conoscessi da
sempre e slegai le redini dell'animale. Sei stato coraggioso a prenderti la colpa.
Sono un ladro, non uno spione, borbott, corrucciato, in tono solenne.
Robert e io scoppiammo a ridere. Fai parecchio scalpore per essere un ladro, dovresti imparare
un po' pi di discrezione... mi presi gioco di lui. O non farai molta strada. Lui sorrise. Tranne
quando c' un forsennato a cavallo che mi insegue. Non avevo mai corso tanto, prima, mi confess.
Te la sei cercata, lo rimproverai. Non si ruba dalle carrozze delle signore. Feci per
stringere la busta con la refurtiva, ma non la trovai.
Cercavi questa? Scattai con lo sguardo sul ragazzo, che dondolava il bottino di fronte a s,
mentre Robert se la rideva.
Cosa dicevate sulla discrezione?
 sveglio, il ragazzo! ammise Robert, divertito.
Lanciai un'occhiata al ragazzetto per intimargli di non fare altri scherzi e lui mi gett il bottino,
rassegnato.
Bravo ragazzo.
Certo che siete davvero strano... sbuff lui, di punto in bianco.
Strano? Bella definizione per uno che si  preso due pugni nello stomaco per te.
Uno anche in faccia, precis, e io scoppiai a ridere per la sua insolenza. La conoscevate? La
donna nella carrozza? mi domand, cogliendomi di sorpresa.
No, ammisi.
Mi avete dato la caccia su un cavallo che probabilmente non  nemmeno vostro per una donna
che non conoscevate e poi mi avete aiutato contro Oliver lo schiacciateste. Pi strano di cos!
Lo schiacciateste?  cos che lo chiamate qui?
Soltanto io. Quando non gli porto ci che vuole, mi schiaccia la testa contro il muro. Sentii la
rabbia tornare e serrai i pugni per scacciarla. Era solo un ragazzetto sporco di fuliggine, quell'Oliver
doveva essere un vile, per prendersela con lui. Come ti chiami?
Benjamin, signore. Ma tutti mi chiamano Jimmy. Salii in groppa al cavallo e frugai nella
tasca. Avevo solo una moneta, ma a lui sarebbe servita pi che a me. La feci schioccare tra le dita e lui
la prese al volo. La fiss sui propi palmi e poi sollev lo sguardo, meravigliato.
Posso tenerla?
 tutta tua. Gli strizzai un occhio. Ma fanne buon uso... e scegli meglio le tue compagnie.
Tirai le redini per girare il cavallo e a Robert pass di colpo il buon umore.
Ehi! Dove vai?
A riportare indietro il cavallo! Un colpo ai fianchi, e la bestia part al galoppo, lasciandosi
dietro gli insulti di Robert.
La carrozza era ferma nel punto in cui l'avevo vista prima di scattare all'inseguimento
del piccolo Jimmy. Robert non era ancora arrivato, ma Flynn aveva intrattenuto la nobildonna e la sua
dama di compagnia con la promessa che sarei tornato.
Milady. Feci un inchino alle due signore, porgendo alla pi giovane il bottino che avevo
recuperato. I miei omaggi. I suoi capelli erano cos chiari da sembrare bianchi e una spruzzata di
lentiggini dava un tocco di calore alla pelle candida, mettendo in risalto il verde degli occhi. Indossava
un eccentrico vestito a righe larghe verticali, bianche e blu, in tinta con il cappello, su cui erano fissate
delle piume degli stessi colori. La vita era fasciata cos stretta nel suo corpetto che la scollatura
appariva pi prominente di quanto non fosse. Il cocchiere ci dava le spalle, seduto sulla serpa,
apparentemente disinteressato.
Oh! Non so davvero come ringraziarvi.
Non ce n' bisogno, le assicurai. Ho fatto solo il mio dovere. Tir fuori la collana e se la
strinse al petto, gettando a terra il sacchetto, che doveva appartenere a Jimmy.  cos preziosa per me!
Se solo ci fosse pi gente come voi, Mr James, mi sentirei al sicuro! Non occorreva chiedersi come
conoscesse il nome. Mi limitai a lanciare un'occhiata di rimprovero a Flynn.
Questa citt  sempre pi pericolosa, convenni con lei.
 quello che dicevo al vostro amico... Flynn mi fece un cenno della mano, compiaciuto.
Per poco non perdevo i sensi, quando la testa di quel delinquente  piombata dentro la carrozza
per strapparmi la collana dal collo. Che insolenza! Spero che abbia ricevuto ci che meritava! Pensai
al ragazzino sporco costretto a rubare per sopravvivere e sperai che ascoltasse il mio consiglio.
Oh, ma... Siete ferito! La giovane allung istintivamente una mano verso la mia guancia, ma
si ritrasse prima di toccarla.
Non  niente, le assicurai. Non sentivo nemmeno il bruciore.
Avete rischiato la vita per me. Permettetemi di sdebitarmi...
Ho solo rincorso un ragazzino. Non sentitevi in dovere verso di me, milady. Davvero, non ho
fatto niente, cercai di convincerla, ma Flynn mi interruppe con una gomitata.
S, Evan, permettetele di sdebitarsi, mi bisbigli accanto, e sulla faccia aveva un sorrisetto
impertinente. Non  cortese rifiutare le offerte di una cos dolce fanciulla. Lei arross, ma torn
subito a guardare me.
Il mio nome  Venetia e sono la figlia di Lord Archibald Alexander Byron. Ci sar un ballo,
domani sera, nella residenza degli Spencer, i miei nonni materni, nel quartiere di St James's. Sarei
onorata di avervi tra i miei ospiti... Tutti e due, aggiunse, accorgendosi della mia esitazione. Forse
aveva capito che l'unico a potermi convincere ad accettare era Flynn, che si schiar la voce proprio in
quel momento.
Ci sarebbe anche il nostro amico Robert...
Ma certo! Robert.
Non andremo a nessun ballo, lo canzonai sottovoce.
Ma lui le sorrise.
Fornite il vostro indirizzo al mio cocchiere. Far recapitare gli inviti a casa vostra. La ragazza
sembrava entusiasta di quella svolta, quasi quanto Flynn, che stava gi seguendo le sue istruzioni.
Io per non avevo nessuna voglia di partecipare a un ballo.
Allora ditemi, Mr James, potrei anche avere l'onore di averla come cavaliere? Potr sembrarvi
sconveniente, da parte mia, ma  la festa per i miei diciotto anni, dopotutto, e sono sicura che mio padre
non far obbiezioni. Flynn emise un lieve fischio di sorpresa e ammirazione. Quella ha messo gli
occhi su di te, bisbigli con un colpo di tosse. Ha diciotto anni, l'hai sentita? Vuole diventare Mrs
James, te lo dico io!
Insisto, Mr James. I miei genitori saranno lieti di conoscere il ragazzo che ha rischiato la vita
per restituirmi il medaglione.  un cimelio di famiglia, sapete?
Se ci tenete tanto, parteciper al ballo in vostro onore, milady.
Magnifico! A domani, allora! E la carrozza part con un nitrito. A domani! Lady Venetia si
sporse dal finestrino in un intrepido saluto, tenendosi il vistoso cappello sulla testa, e io le feci un cenno
con la mano.
Che ti dicevo? L'hai folgorata, con il tuo salvataggio. Le do un anno e diventer Mrs James, ci
scommetto!
Vaneggi. Non dire sciocchezze.
Perch no? Si  praticamente gettata tra le tue braccia!
 nobile e ricca, Flynn, hai sentito dove vive?  un'aristocratica. St James's  uno dei quartieri
pi eleganti della citt. E io non avrei niente da offrirle.
Quelle come lei sono abituate ad avere ci che vogliono. Ti ha invitato al ballo, come suo
cavaliere! Vuol dire che non le importa. E inoltre... io potrei averle detto che tuo nonno aveva fatto
fortuna importando seta dall'Asia e dalle Americhe. Gli lanciai un'occhiataccia.
Non la smetteva di fare domande su di te! si giustific, ma poi torn a sorridere tra s.
Dovevi vederla, era cos affascinata. Te lo dico io,  cotta!
E anche se fosse? Non mi importa, borbottai.
Come sarebbe che non ti importa? Flynn mi si par davanti, prendendomi per le spalle.  la
tua occasione, non lo capisci? Potresti fare un buon matrimonio. Ucciderei per essere al tuo posto.
Il matrimonio  l'ultimo dei miei pensieri adesso, Flynn. E poi avrebbe potuto indirizzare le
sue attenzioni su di te, se fossi corso dietro quel ladro, invece di startene impalato. Avete parlato molto,
no? Siete sicuramente pi in sintonia.
Certo che abbiamo parlato, ma di te. E poi forse sarei anche potuto entrare nelle sue grazie...
sbott, offeso. ... Se non fossi stato impegnato a recuperare questo! Si port una mano sulla schiena
e tir fuori un foglio spiegazzato.
Era il disegno che avevo fatto qualche ora prima. I tratti del carboncino erano un po' sbiaditi,
ma la donna mi fissava ancora. Era incredibile la forza con cui, persino cos, quegli occhi riuscivano a
scuotermi dentro.
Si  rovinato, mi dispiace. Non sono riuscito a evitare che cadesse nel fiume.
Non importa. Grazie per averlo recuperato. Lui sollev le spalle e torn a scrutarmi. Allora,
vuoi dirmi chi  quella donna o no?
Non posso, ammisi, turbato. Non lo so nemmeno io. Proprio in quel momento, un gruppo
di giovani dame che ci sfilavano accanto tenendosi a braccetto proruppe in una serie di risolini di
entusiasmo. Dovevano appartenere all'alta societ perch indossavano vistosi abiti di seta e broccato,
ornati di pizzi e fronzoli di ogni genere. Chinai il capo in un cortese gesto di saluto e loro arrossirono,
sorridendo e bisbigliando tra loro.
Flynn alz gli occhi al cielo. Ma che... Si volt guardare le giovani, a met tra sorpresa e
sconcerto. Non ci posso credere! Si pu sapere come fai? Le ragazze non fanno che sospirare ogni
volta che passi! esclam, scuotendo la testa, divertito dalle loro attenzioni su di me.
Sar il taglio alla zigomo, che posso dirti? scherzai, facendo spallucce. In realt nemmeno ci
facevo caso. Forse perch non avevo trovato quella giusta. D'istinto, guardai il disegno sul foglio
stropicciato.
O forse lei aveva trovato me e io dovevo solo capire come raggiungerla.
Passai accanto al pianoforte di mia madre e mi lasciai cadere sul divano in broccato chiaro. In
mano stringevo ancora il disegno spiegazzato. I tratti del volto erano sbiaditi per via dell'acqua e la
figura appariva evanescente, come quella di un fantasma deciso a tormentarmi. Gli occhi per erano
nitidi e continuavano a guardarmi, quasi volessero uscire dal foglio. Era come se quella donna avesse
piantato un seme nella mia testa che continuava a crescere, radicando il suo ricordo in me.
Come attratti da una silenziosa richiesta, i miei occhi si spostarono sul grande dipinto appeso
sopra il caminetto che ritraeva alcuni dei miei antenati. Mi bloccai a osservarli, ipnotizzato. Era una
mia fissazione o anche loro sembravano volermi dire qualcosa? Mi fissavano, irrigiditi nelle loro pose,
ma con gli occhi vigili puntati su di me.
Scrollai la testa e tornai al mio disegno. Lo studiai per un momento, cercando di scavare nei
ricordi in cerca di quel volto. Non potevo averlo inventato se la mia mente lo rammentava con cos
tanta chiarezza. Eppure mi sembrava di non aver mai visto quella donna, ne ero quasi certo. Ma chi
era? E perch mi importava tanto? Come se da lei dipendesse la mia vita, il mio destino... Forse ero
destinato a lei. Forse avrei dovuto cercarla... Spossato da quelle incertezze, strinsi il foglio al petto e
scivolai nel sonno.
Sentii una dolce risata, ma non riuscivo a stabilire da dove provenisse. Aleggiava nell'aria e
sembrava disperdersi tra gli alberi di quel frutteto. Era un suono cos dolce che annebbiava i miei
pensieri Dove siete? domandai, e la dolce eco della sua risata risuon pi vicina.
Il suo viso si affacci da un tronco, proprio di fronte a me, e io ne rimasi affascinato. Era cos
bella... Mi fiss a lungo, lo sguardo seducente, e si allontan ridendo.
Aspettate! Allungai una mano per toccarla, ma lei fugg via, girandosi di tanto in tanto per
non perdermi di vista.
La seguii tra gli alberi, ma lei continu ad avanzare, sfuggente, rallentando solo di tanto in
tanto, per lasciarmi avvicinare. Giocando con me. Accrescendo il mio desiderio di raggiungerla.
Poi si ferm, la schiena appoggiata contro un albero e lo sguardo vispo e seducente.
Perch fuggivate da me? le domandai, incerto, e la sua dolce risata si lev tra le foglie del
frutteto.
Siete voi che continuate a fuggire. La sua risposta mi confuse, ma poi mi persi nei suoi occhi
e dimenticai il resto. Avevo scoperto che lei aveva questo potere su di me. Mi confondeva.
Allora lei allung una mano e mi attir a s. Appoggiai le mani al tronco dell'albero,
inchiodandola di fronte a me, e fui divorato da uno strano desiderio. Deglutii e le sfiorai il collo con le
dita. Come un istinto sepolto che si ridestava, starle accanto scatenava in me l'impulso di toccarla, di
sentire il suo corpo contro il mio. Divorato da quel sentimento, le scoprii una spalla, lentamente, mentre
lei mi fissava compiaciuta, gli occhi che mi pregavano di continuare.
Ma l'immagine di un'altra donna si sovrappose all'improvviso a quella di lei.
Il calore mi brucia la pelle quando tu sei vicino a me.
Trattenni il fiato, paralizzato e con il cuore improvvisamente in tumulto.
Quella voce... conoscevo quella voce che aveva sussurrato le parole sulla mia bocca, mentre
quei grandi occhi neri si scavavano un sentiero dentro di me.
La visione era durata un istante, ma era bastato a disorientarmi. Scrollai la testa e mi passai una
mano sulla faccia. Avevo visto qualcos'altro, in quel breve squarcio: un altro me, lontano da quel
frutteto, lontano dai dubbi. In un luogo che mi scaldava il cuore. D'un tratto mi sentivo perso e non
volevo nient'altro che tornarci, sentire ancora quella voce.
Non fuggite, milord. Restate qui con me, mi sussurr la donna all'orecchio.
Ancora stordito dalla visione, non mi ero accorto che si era avvicinata.
Sarete mio e io sar per sempre vostra, promise e io rabbrividii perch c'era qualcosa di
sbagliato in quelle parole. Posso mostrarvi mondi che ancora non conoscete. Prese a slacciarsi il
corpetto, senza mai staccare gli occhi dai miei.
Di nuovo, mi prese la mano per attirarmi a s e, al contatto con il suo corpo, mi sentii
attraversare da un'ondata di calore. Di puro desiderio. Allora perch sapevo che trovarmi l era
sbagliato? Dentro di me, si scaten una battaglia. Attrazione e repulsione lottavano per il predominio.
La sua presenza scatenava in me emozioni contrapposte. Caldo e freddo insieme. Una sensazione
minacciosa che mi bruciava il petto.
No. Qualcosa non andava. Io non dovevo trovarmi l, dovevo resisterle. Qualcosa, dentro di me,
opponeva resistenza, anche se non sapevo da dove provenisse quel gelido sussurro.
Sentii un sibilo librarsi nell'aria, e persino insinuarsi in me, scatenando brividi in tutto il mio
corpo.
La donna parve cogliere il mio rifiuto e si strinse a me con pi insistenza, ma io le afferrai i
polsi e glieli bloccai lungo i fianchi. Mi lanci un'occhiata gelida, ma io non la vedevo pi. Non ero pi
nemmeno nel frutteto. Ero tornato da quella voce, da quegli occhi, da quella ragazza. L'unico posto in
cui volevo stare.
Io voglio stare con te, con nessun altro.
Sentii il cuore battermi forte al suono delle sue parole e in un attimo ritrovai i suoi occhi. Lei
era di fronte a me, le labbra che che quasi sfioravano le mie: la fanciulla pi dolce che avessi mai
incontrato.
La sensazione minacciosa era svanita e io sapevo che trovarmi l era giusto. Ero di nuovo
padrone di me stesso.
Le sfiorai il collo con il naso e mi abbandonai a quel nuovo e indomabile sentimento. Scivolai
con la bocca sul suo mento, sulle labbra, nutrendomi del fuoco che sentivo dentro di me. Annientato
dall'amore che mi ardeva nell'animo. Era come se conoscessi quella fanciulla da sempre. Le mie mani,
il mio corpo, tutto rispondeva a lei e soltanto a lei. Mani che sentivo bruciare mentre si muovevano sul
suo corpo, sulla sua pelle, come un fuoco che si consuma lentamente. E non c'era nient'altro che lei,
distesa sotto di me, i nostri respiri cos vicini da confondersi e i suoi grandi occhi neri che mi avevano
reso prigioniero. Non vedevo nient'altro. Non c'era l'ostacolo degli abiti tra noi, solo i nostri corpi che
si consumavano in quel calore. Solo la mia pelle contro la sua. Le scostai un ginocchio per entrare in lei
e un'ondata di emozione mi travolse con la passione delle stelle, mentre tutto l'universo esplodeva
dentro di me e io seppi che lei era mia. Soltanto mia. Per sempre mia.
Sentii giungere quel pensiero dal profondo, come se lo avessi gi espresso in un altro luogo, in
un altro tempo.
Jamie... ansimai sul suo collo, nutrendomi di lei... ma il rumore secco di un colpo di frusta
me la strapp via all'improvviso.
Evan! Mi guardai intorno, disperato e inesorabilmente solo, e il suo grido riecheggi nella
mia testa, svuotandomi il cuore.
Mi sollevai di scatto, il respiro spezzato e il cuore che batteva all'impazzata contro il petto.
Evan. Evan, calmati. Faticai a trovare gli occhi di mia madre. Ero ancora sul divano, i ciuffi
sudati attaccati alla fronte.
Madre, mormorai, disorientato, e lei mi prese le mani.
Hai fatto solo un brutto sogno, mi assicur, passandomi una mano sulla guancia, quasi fossi
ancora un bambino.
Mi misi a sedere e mi coprii il viso, i gomiti sulle ginocchia. Mi serviva un momento. Quella
che avevo visto era l'immagine nitida di un ricordo, come se avessi vissuto davvero quei momenti di
dolce passione.
Sembrava cos reale... mormorai, stordito.
Mia madre annu, come se avesse colto la disperazione celata in quelle parole. D'un tratto mi
sentivo svuotato, come se niente avesse pi importanza. Hai parlato nel sonno. Mi sollevai, inquieto.
Cosa dicevo?
Un nome. Continuavi a pronunciare un nome. Jamie. Mi passai una mano sulla fronte.
Un tuo amico? mi domand.
In effetti avrebbe benissimo potuto essere un nome da maschio.
Una ragazza, le confessai. Non mi andava di mentirle.
Oh! Il viso di mia madre si illumin di colpo. Parlami di lei, mi preg, con la sua solita
dolcezza.
Non conosco nessuna Jamie. Misi il broncio, odiandomi per aver pronunciato quelle parole.
Volevo tornare in quel sogno. Da lei. E restare l per sempre. Non capivo perch mi sentivo
cos, ma le emozioni che avevo provato erano state troppo forti, impossibili da cancellare.
William.
Non chiamatemi cos! Lei abbass il capo, dispiaciuta, Non volevo che mi chiamasse con il
nome di mio padre. Non lei.
Perdonami, Evan, si corresse. Un giorno, arriver una ragazza e...
Non succeder. Io non mi sposer mai, le assicurai, risoluto.
Tu non sei come lui. Trasalii: mia madre conosceva bene le ragioni del mio risentimento.
Fidati di me, sussurr. Una lacrima le scivol sulla guancia e io mi precipitai da lei.
Perdonatemi, madre. Non volevo causarvi un dispiacere.
Allora promettimelo, Evan. Non voglio una vita di solitudine per te. Mi pass il pollice sulla
guancia, per ripulirmi del sangue scivolato dal taglio sullo zigomo. Non permettergli di rovinare anche
la tua vita. Troverai una ragazza che sapr renderti felice e allora lo sar anch'io.
Madre...
Lei  gi nel tuo cuore. Cercala, Evan. Prenditi cura di lei e lascia che lei faccia lo stesso con
te.
S, madre.
Promettilo, Evan. Devi promettermelo. Serrai gli occhi. Mia madre conosceva bene quanto
profonda fosse la mia avversione per il matrimonio, ma la cosa la rattristava ogni volta. Non volevo
diventare per qualcuno il marito che era stato mio padre. Eppure il mio cuore batteva ancora forte se
ripensavo al calore di quei baci.
Lo prometto, madre. Lei mi strinse le mani pi forte e si chin a raccogliere qualcosa. 
lei? Nelle mani stringeva il foglio con il volto della donna che avevo ritratto.
No. Ma ho sognato anche lei. Lei rise, con dolcezza. I tuoi sogni sono popolati da attraenti
fanciulle, constat, compiaciuta, prima di allontanarsi silenziosamente dalla stanza.
A volte sono incubi, mormorai, ripensando alla donna del dipinto che infestava la mia mente.
Era il fantasma delle amanti di mio padre, ormai ne ero certo, perch in fondo al cuore, per quanto il
desiderio mi incendiasse, sentivo che trovarmi insieme a lei era sbagliato e continuavo a respingerla.
Jamie.
Il suo viso spazz via l'immagine della seduttrice. Jamie non l'avevo mai sognata, ne ero certo,
o ne avrei serbato il ricordo. E, poco prima che la mente mi conducesse da lei, rammentavo di aver
provato una forte repulsione nei confronti dell'altra donna. Doveva essere stato quello a innescare la
visione, come se il mio cervello avesse cercato un luogo in cui rifugiarsi. Jamie... Lei era cos bella,
dolce e giusta, e il suo respiro caldo sulle mie labbra cos familiare... mi sembrava impossibile il
pensiero di non averla mai incontrata prima e ancora pi terribile il pensiero di perderla per sempre.
No. Avrei continuato a cercarla ogni giorno nel volto dei passanti, rifugiandomi nel suo ricordo
col giungere della notte.
Totalmente perso in quelle sensazioni, afferrai il mio vecchio violino e lo appoggiai alla spalla.
Poi chiusi gli occhi e mi lasciai guidare dal ricordo della sua voce, intonando nuove e sconosciute
melodie.
Pi tardi, quella notte Bang.
Andiamocene via, presto!
Dei passi che si allontanavano veloci.
Poi il silenzio.
La notte era cos silenziosa che il rumore dei miei passi sul selciato riecheggiava per le buie
strade londinesi, propagandosi fino a una distanza infinita. Il silenzio era dentro di me e tutto intorno.
Mi avvolgeva.
Appoggiai il braccio a un muro, disorientato.
Non avevo idea di come fossi arrivato l, in strada, nel bel mezzo della notte. Un alone di
confusione soffocava i miei pensieri.
Poi d'un tratto ricordai. Lo avevo fatto, finalmente. Avevo affrontato mio padre.
Lo avevo visto uscire. Poi avevo cercato di parlare con mia madre, di farla ragionare, perch
reagisse e riprendesse in mano la sua vita, ma la spenta rassegnazione nel suo sguardo mi aveva fatto
scattare. Non sopportavo pi che soffrisse sotto i miei occhi inermi. Ero forte, pi forte di lui. Potevo
affrontarlo. Cos, per la prima volta nella mia vita, ero uscito a cercarlo. Lo avevo colpito, intimandogli
di non tornare finch non fosse pronto ad assumersi le responsabilit in un vero marito.
Come padre aveva fallito, ma con mia madre avrebbe ancora potuto rimediare. Lui era rimasto
steso a terra, gemendo alle carezze delle sue sgualdrine.
Poi me ne ero andato e non ricordavo pi niente.
Sollevai la testa di scatto e un brivido mi attravers il corpo, mentre una risata mi echeggiava
nella testa, dolce e seducente. Mi sembrava di averla gi sentita, da qualche parte... La seguii senza
esitare e dimenticai persino chi fossi. Ero attratto da quel richiamo e non riuscivo a oppormi. D'un
tratto volevo solo trovarla. Averla. Niente era pi importante. Barcollai, appoggiandomi alla parete. La
mia mente era cos annebbiata... Evan... Quel sussurro mi attravers il cuore, simile a un sospiro
trasportato dal vento che mi indicava la via, ma una fitta improvvisa al braccio sinistro mi mozz il
fiato. Mi piegai in due per il dolore. Mi sembrava che il braccio fosse immerso nelle ceneri ardenti.
Tirai la manica della marsina cru e il tessuto si lacer sotto la mia forza disperata. Un fuoco mi
bruciava la carne, tracciando delle linee scure sulla mia pelle, come lava che mi scorreva nelle vene,
diramandosi in ogni direzione. Aprii il palmo, digrignando i denti, e osservai le linee che si
imprimevano sul mio avambraccio sinistro, imprigionandolo in un artiglio incandescente.
Quando il dolore si affievol, concedendomi di respirare, studiai con sconcerto il disegno che si
era formato, mentre la carne bruciata ancora sfrigolava. Piccoli simboli si incastravano tra loro,
avviluppandosi sulla pelle.
Li fissai con sconcerto. Cosa mi stava succedendo?
Solo pi tardi avrei scoperto che il fato aveva forgiato il suo marchio su di me, condannandomi
per l'eternit. Quello sul mio braccio era un segno indelebile che avrebbe cambiato per sempre la mia
vita.
L'impronta con cui il destino mi avrebbe reso prigioniero.
Evan... Un dolce sussurro riemp la notte, inaspettato, e cos vicino che lo sentii quasi sulla
pelle.
Sollevai gli occhi, e lei era di fronte a me, in carne e ossa.
La donna del disegno.
Solo pi tardi avrei scoperto chi era veramente. Una Strega.
E, ancora pi terrificante, solo pi tardi avrei scoperto ci che io ero appena diventato.
Un Giustiziere per conto della Morte.
...
FINE.
...
.
...
LA STORIA CONTINUA NE "LA CAREZZA DEL DESTINO" .
. 
Attrazione dirompente.
.
I ron... Iny, dove sei? Avanti piccolo, vieni fuori... La mia voce riecheggiava timidamente
nella foresta umida mentre il mio respiro affannato dalla disperazione copriva ogni altro suono. Per
qualche assurdo motivo, avevo uno strano timore a rivelare la mia presenza in quel posto. O forse era
l'insolita quiete che aleggiava tra gli alberi a enfatizzare ogni rumore. Non ricordavo niente di pi
sinistro di quel cupo silenzio. Mi sforzai di seguire le tracce di Iron ma aveva smesso di abbaiare e non
riuscivo pi a sentirlo. Continuavo a chiamarlo incessantemente ma, di lui non c'era alcuna traccia,
come se la foresta l'avesse inghiottito.
Il mio cuore martellava sempre pi forte, in cerca di un segnale, mentre il panico mi divorava a
ogni passo, sul selciato umido e scosceso. Iron occupava una fetta troppo importante del mio cuore
perch rinunciassi a lui. Non sarei mai tornata a casa senza prima averlo ritrovato, anche a costo di
trascorrere la notte in quel luogo per la prima volta cos spettrale.
Ehi! Ti sei persa? Mi voltai di scatto, a quella voce sconosciuta. Un uomo dalla testa pelata
era apparso d'improvviso alle mie spalle. Lo avevo gi visto, da qualche parte, solo non ricordavo
dove.
Ti serve aiuto? Posso accompagnarti a casa...
Sto cercando il mio cane, replicai in fretta.
Mi dispiace, non ho visto nessun cane.
La ringrazio, continuer a cercarlo, dissi mentre indietreggiavo per allontanarmi. L, da sola
con lui nella foresta, era meglio non fidarsi troppo.
Come vuoi, ma fai attenzione, tra poco sar buio, potrebbe essere difficile tornare indietro.
Annuii e accelerai il passo per allontanarmi.
Valutai la distanza percorsa cercando di memorizzare il tragitto. Il lago ero totalmente
scomparso alle mie spalle, nascondendosi al di l degli alberi e non ero del tutto certa di saper ritrovare
la strada di ritorno. Ma quel pensiero non mi scoraggiava, purch ritrovassi Iron.
Senza i miei passi a muovere le foglie e i rami secchi, il silenzio si era fatto ancora pi
penetrante, come se la foresta si fosse addormentata. No, non era affatto quel genere di quiete, placida e
serena.
Piuttosto aleggiava nell'aria una calma minacciosa, mistica, quasi surreale, come se gli alberi, le
foglie, l'intera foresta trattenesse il respiro per paura di qualcosa... o qualcuno. Persino il vento si era
placato bruscamente.
Alzai lo sguardo scrutando le cime degli aceri sopra la mia testa: immobili come se qualcuno li
avesse congelati. I raggi del sole filtravano attraverso le foglie, proiettando giochi di luce sulla mia
pelle. Percepii una crepa che si apriva nel mio cuore all'idea di non rivedere pi il mio carlino, quando
il fruscio violento di un cumulo di foglie secche mi fece sobbalzare. Mi bloccai impaurita a fissare il
punto da cui proveniva. Poteva trattarsi di Iron... O forse no.
Iron... bisbigliai debolmente fissando un groviglio di verde che si muoveva appena.
L'atmosfera era diventata cos spettrale e inquietante, che in quell'ansiosa attesa il mio cervello
scandagli ogni possibile minaccia.
Poi un tartufo nero e umido si affacci tra le foglie, restituendomi il respiro.
Iron! Scattai nella sua direzione, mentre la morsa che mi stringeva il petto si scioglieva e il
sollievo, dal cuore, si disperdeva in ogni parte del corpo, distendendo i muscoli. Cosa ti  saltato in
mente? lo rimproverai sottovoce, come se potesse replicare. Non farmi mai pi uno scherzo del
genere! Si pu sapere dove ti eri nascosto? mormorai, china sulle ginocchia, sollevandolo contro il
mio petto.
Un altro rumore, pi secco e a breve distanza, mi mise in allarme. Aprii gli occhi di colpo.
Qualcosa si mosse dietro le mie spalle, fermandomi il cuore.
C'era qualcun altro, l con noi nella foresta.
Il mio corpo fu scosso dai brividi, mentre il sangue defluiva dal mio volto con violenza.
Ogni muscolo del mio corpo si ferm all'istante, immobilizzato da un terrore sconosciuto.
Riuscivo a scorgere una sagoma sfocata, con la coda dell'occhio. Un altro brivido, di avvertimento, mi
attravers la schiena prima che riuscissi a voltarmi.
Mi girai con un movimento fluido ma repentino, sperando si trattasse di un'illusione indotta da
un gioco di luci e ombre, un inganno della foresta.
Fu allora che lo vidi.
I suoi occhi penetranti mi catturarono come un magnete, liberando una feroce scossa elettrica
che mi attravers la pelle e tutto intorno a me scomparve, risucchiato da quel ragazzo.
Il mio sguardo rimase intrecciato al suo, derubato di ogni coscienza.
La sua sagoma si stagliava immobile contro un enorme tronco di pino che copriva la luce alle
sue spalle rendendo i suoi contorni sfocati, quasi fosse un miraggio, una proiezione della mia mente.
Una piccola ruga gli rigava la fronte, riuscii a scorgerla a dispetto della penombra. Come se
fosse confuso. Come se la mia attenzione su di lui lo sorprendesse. Come se avessi potuto fare a meno
di guardarlo... Per qualche mistica ragione, non riuscivo a evitare di fissarlo. Mi sentivo totalmente,
fisicamente incapace di staccare gli occhi da lui, pervasa dalla strana consapevolezza che le mie forze
si sarebbero prosciugate all'istante se solo ci avessi provato. Una forza oscura e minacciosa che mi
stringeva il petto.
Il suo corpo era atletico, le braccia indurite dalla forza con cui serrava i pugni lungo i fianchi.
Come se un enigma lo turbasse. I capelli, scuri e ribelli, gli ricadevano sulla fronte, conferendogli un
aspetto selvaggio. Indossava jeans e una maglietta scura a maniche corte, abbastanza aderente da
lasciarmi intravedere il petto tonico e muscoloso. All'interno dell'avambraccio sodo risaltava un
tatuaggio: una macchia indistinta che gli risaliva il braccio. Non era per niente appariscente, ma gli
dava un'aria da spartano.
Guardarlo mi toglieva il fiato. Il cuore, che batteva all'impazzata mentre il suo sguardo
assorbiva il mio, ne aveva strappato dai polmoni ogni traccia.
Non avevo mai provato quelle sensazioni. E trovavo assurdo trovarmi l con lui.
C'era qualcosa nel suo viso. Una sorta di energia che da lui si prolungava fino a me,
toccandomi il cuore con i suoi tentacoli. Un'aura invisibile che all'esterno non traspariva. Eppure io la
avvertivo.
Come se da qualche parte dentro di me si fosse accesa all'improvviso una scintilla. No, non una
scintilla. Un campanello, che inaspettatamente aveva messo il mio istinto in allarme. Perch? Come se
trovarmi l, in quel momento, fosse sbagliato. Ma cosa poteva mai esserci di sbagliato se ogni parte di
me era stata completamente travolta da quegli occhi, sbalzata fuori e trascinata via con forza, contro la
mia volont. Un'emozione potente quanto inaspettata. E sinistra. Una parte di me lottava contro quello
strano e incontrollato impulso per farlo tacere. Come se ritenesse impossibile che la minaccia che
avvertivo, per quanto intangibile, potesse mai coesistere su un volto cos magnetico, cos angelico. Ero
sicura di non aver mai visto nessuno di pi affascinante in tutta la mia vita. Perch mi fissava con
quell'espressione concentrata?
I suoi occhi... come un incantesimo oscuro mi avevano rapita trascinandomi nelle segrete delle
loro prigioni. Trasparenti come cristallo, ma ardenti come il fuoco, avevano provocato in me un
turbinio di emozioni incontrollabile. Li guardavo stringersi, affilati come il ghiaccio, mentre mi fissava
con aria sorpresa. Eppure non c'era niente della freddezza del ghiaccio in quello sguardo... al
contrario. Lo avevo subito trovato caldo, come un magnete che mi attirava a s e da cui non riuscivo a
sottrarmi.
Perch, per qualche assurda ragione, non riuscivo a oppormi. Vittima di una connessione
mistica, mi sentivo intrappolata in lui, come se il mio spirito si fosse fuso al suo ed io ne avessi perso il
controllo.
Ma per una ragione ancora pi assurda, la scintilla d'incertezza nel suo sguardo lasciava
intendere che quella strana emozione aveva investito anche lui.
Restammo immobili a fissarci. Un istante che mi sembr infinito. Abbastanza perch riuscissi a
toccar le stelle e a tornare indietro.
L'intensit dei suoi occhi mi aveva strappata al mondo, legandomi a lui con un filo invisibile
che mi aveva trascinata lontano, facendomi annegare in lui, derubandomi della cognizione di ogni cosa.
Non sarei riuscita a risalire in superficie neanche se lo avessi voluto; ed io non lo volevo, non
ero mai stata pi certa di qualcosa in tutta la mia vita.
In quell'assurdo attimo, non mi importava chi lui fosse, desideravo rimanere l, con quel
selvaggio sconosciuto, intrecciata al suo sguardo. Per l'eternit.
Chi sei tu? E perch hai un tale potere su di me? Ero sicura di non averlo mai visto, eppure
quell'emozione era cos intensa, cos... familiare bench non avessi mai provato niente di simile in
tutta la mia vita.
Gemma! la voce preoccupata di Peter mi liber da quella presa indissolubile, spezzando
bruscamente il filo invisibile che mi univa a lui. Gemma... Dove sei? Andiamo non volevo prenderti
in giro... Non dicevo sul serio, rispondi!
Da questa parte! Un secondo dopo, la sua sagoma si insinuava a fatica tra i cespugli ispidi e
intrecciati. Non appena mi vide, Peter appoggi le mani sulle ginocchia, l'aria esausta e il respiro
affaticato. Ti ho trovata, finalmente... esclam, velando il suo rimprovero nella voce pesante,
strozzata dal respiro corto. Mi hai fatto prendere un colpo! Sei impazzita? Ti ho cercata dappertutto!
Sulle prime non riuscii a rispondere a Peter. Lo fissavo intontita e ancora scossa da quell'incontro,
mentre il mio cuore fremeva ancora nella fretta di riallacciarsi al filo che Peter aveva spezzato, ma,
quando il mio sguardo saett cercando quello del selvaggio misterioso, i miei occhi vacillarono, delusi,
scoprendo che non c'era pi nessuno.
Al suo posto, solo gli alberi e il vento che turbinava tra le foglie, come liberato da una presenza
minacciosa.
Mi guardai intorno, sbalordita e improvvisamente preoccupata.
Non c'era pi alcuna traccia della sua presenza, non un profumo, non un'impronta, n il rumore
dei suoi passi sul selciato ricoperto di foglie secche. Era scomparso, dissolto come un fantasma.
Dov' andato? Domandai, inquieta, lasciando che le parole uscissero senza il mio controllo.
Dov' andato... chi? Chiese Peter, confuso.
Persino io stessa mi stupii della nota di frustrazione con cui avevo pronunciato le parole. Mi
sentivo affranta, ma non riuscivo a capirne il perch.
Come poteva un perfetto sconosciuto riuscire a farmi sentire cos completa, intrecciata al suo
sguardo, e svuotata dalla sua assenza?
Gemma, ripet Peter, frustrato, si pu sapere di chi stai parlando? Probabilmente iniziava a
temere per la mia salute mentale.
Il mio sguardo si perse nel vuoto, nel punto in cui si trovava il ragazzo fino all'istante
precedente.
C'era un ragazzo... rivelai sottovoce, sollevando distrattamente un dito.
Gemma, mi riprese con tono premuroso, non c' nessuno a parte noi... nessuno. E gi che ci
sei vuoi dirmi che ci facevi qui da sola? Si pu sapere che diavolo ti prende oggi? Vedi stranezze
dappertutto! Prima hai detto di aver visto un disco volante e adesso un ragazzo misterioso che
scompare improvvisamente nel nulla... cos', lo ha risucchiato la foresta? Controlla tra gli alberi,
magari ha deciso di fare un salto di sei metri fin lass! Non c' nessun altro, a parte noi. Sei sicura di
star bene? Non ero pi sicura se fosse realmente preoccupato per me o se mi stesse deridendo.
Non ho visto nessun disco volante! replicai in tono sprezzante Era un... lascia stare...
Torniamo a casa, sugger Peter. Il sole sta per tramontare. Non so tu, ma io non ho voglia di
scoprire che colore hanno le foglie senza luce. Questo posto mi d i brividi al calar del sole... Annuii,
lo sguardo spento e perso in quel ricordo.
Mi girai un'ultima volta a perlustrare gli alberi, inutilmente. Quello strano e misterioso ragazzo
si era come dissolto. Inaspettatamente un'altra scossa mi attravers il corpo, formicolando sotto la pelle
come se volesse contraddirmi. Lo stesso brivido di un istante prima. Lo stesso avvertimento. Non c'era
pi nessuno nella foresta, eppure... era come se sentissi il peso dei suoi occhi ancora fissi su di me.
Una sensazione forte e incontestabile che mi scuoteva dall'interno. Come se lui fosse ancora l, da
qualche parte sugli alberi, e mi stesse osservando.
Scossi la testa, confusa dalle mie stesse percezioni, e affrettai il passo per raggiungere Peter.
La sua apprensione lo spinse a riaccompagnarmi fino a casa raccomandandomi pi volte di
riposare, convinto che fossi affetta da una qualche forma di stress da troppo studio.
Eppure, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a prestare attenzione al suo costante mormorio.
La mente continuava a riportarmi in quel luogo, a quell'incontro, come se un frammento di me fosse
rimasto intrappolato in quello sguardo, come se avesse rapito una parte del mio cuore, impedendomi di
tornare alla realt e ricongiungere corpo e mente.
Per la prima volta, da quando conoscevo Peter, il timbro della sua voce risuonava fastidioso alle
mie orecchie, ma solo perch non volevo mi strappasse a quel ricordo, e la sua insistenza nel professare
l'assurdit delle mie allucinazioni riusciva solo ad aumentare quella sensazione.
Non riuscivo a prendere in considerazione l'idea di aver solo lavorato di fantasia.
Era assurdo. Quel ragazzo era reale. Doveva esserlo per forza. Non potevo aver immaginato
tutto.
O forse s?
...
FINE.